| Prima parte del racconto di come cominciò la peste a Bretha... to be continued  CITAZIONE Maztot era di Vulsk ed era un marinaio, lo era anche suo padre e il padre di suo padre. A ben pensarci tutti a Vulsk erano marinai, e che altro avrebbero potuto fare, stretti tra il mare e le terre dei gnoll? Aveva occhi cisposi ed era basso di statura, ma forte, ed incedeva con quella tipica andatura ondeggiante che hanno i marinai quando sbarcano dopo lunghi mesi in mare, era assai più spesso ubriaco che sobrio, ma siccome aveva la sbronza allegra i più lo consideravano simpatico. Comunque Maztot era anche un marinaio fortunato, o almeno si considerava tale: era riuscito ad ottenere un imbarco su una delle navi di Malgus e, sebbene questo significasse stare a lungo lontano da casa, significava anche ingaggi certi e una paga buona. Quella volta era stato in mare quasi sei mesi, ora finalmente aveva diritto ad una lunga franchigia, che aveva intenzione di spendere tutta in bagordi. Di lì a poche ore sarebbero salpati dal villaggio Ptivor senza nome alla volta di Lusk e finalmente avrebbe riposato. Malgus era l’unico a commerciare con i cannibali Ptivor, naturalmente la cosa non era esente da rischi, ma il capitano Borkum era molto abile nelle trattative ed aveva imparato le tradizioni locali. Una settimana dopo, appena posati i piedi sulla banchina di Lusk, con il suo malfermo passo da marinaio in servizio fece rotta verso la locanda del cane salato, dopotutto poteva ben aspettare il giorno dopo per mettersi in viaggio verso il suo paese natale. Non si sentiva affatto bene, durante la navigazione un topo (ce ne sono in ogni nave) lo aveva morso nella sua cuccetta, lasciandogli su una gamba un livido viola che sembrava gonfiarsi ogni giorno di più e lasciava uscire un pus maleodorante, pensava però che non ci fosse malattia che una robusta dose di rum non potesse curare. Non vide il colpo arrivare, sentì solo un forte dolore alla testa e cadde esanime in una pozzanghera, giacque a terra per una decina di minuti, poi tossendo e sputando riuscì a rimettersi in piedi. Anche se aveva male dappertutto non c’erano fratture e a parte il borsello sparito sembrava non aver subito gravi danni. Come a parte il borsello? Maledizione c’erano tutti i suoi soldi là dentro! Bestemmiò per parecchi minuti, maledicendo il mondo intero, poi, furioso si diresse verso il mercato. Sapeva che la nave non sarebbe ripartita prima di un mese, per certe riparazioni da effettuare, quindi doveva comunque trovare una sistemazione. Al mercato riuscì a vendere il suo cappotto di tela catramata a un prezzo decente, per fortuna l’estate non era ancora finita! Si diresse comunque verso la locanda, con l’idea di affittare una stanza, oltre che curarsi con l’alcool. Al cane salato quella sera si esibiva Liselle Lafleur, una cantante un po’ troppo in carne, ma che era brava anche in un altro mestiere. Dopo un paio di bicchieri di una birra da poco decise che dopo sei mesi di astinenza avrebbe potuto anche dormire nel letto di Liselle invece di affittare una stanza e così andò. Nel frattempo cominciava a sentirsi peggio, aveva i brividi e sudava abbondantemente, ed era anche decisamente impallidito. - Tesoro, ma sei uno straccio - gli disse Liselle quando la raggiunse a casa, ma lui aveva già pagato e non aveva nessuna intenzione di perdere l’opportunità. Liselle era una professionista, dopotutto, quindi strinse i denti e fece il suo dovere e anche Maztot, pur sudando come un ghiacciolo in agosto, riuscì a fare il suo. La mattina dopo aveva la febbre. Avrebbe voluto rimanere a letto a lungo, ma Liselle lo buttò fuori con un calcio. Si trovò così, tremante e squattrinato a non avere assolutamente un posto dove andare. Grattandosi distrattamente sotto l’ascella si accorse di un altro livido che prima non aveva notato. Un altro topo? La casa di Liselle non era proprio un tempio dell’igiene, ma scartò quell’ipotesi. Per quanto addormentato, se fosse stato morso avrebbe dovuto accorgersene, forse era una pulce o un pidocchio. Disse con fervore uno scongiuro marinaresco contro la sifilide e scrollò le spalle, prima di tutto doveva pensare al denaro. Si sa che la disperazione aguzza l’ingegno, così Maztot puntò un facoltoso mercante che stava trattando presso i moli ed iniziò a seguirlo, finché non si presentò l’occasione favorevole. Sebbene febbricitante riuscì a colpirlo abbastanza forte da lasciarlo svenuto, gli rubò quindi i vestiti e la borsa, scoprendo che conteneva dieci volte quello che aveva guadagnato nei suoi sei mesi in mare, ora sì che era ricco! Si allontanò tentando di fischiettare, ma un accesso di tosse lo costrinse a smettere rapidamente. Bene, ora l’aria di Lusk cominciava a farsi davvero un po’ troppo calda, pensò, era decisamente meglio sparire. Cavalcare non era capace, e si sentiva troppo male per camminare, ma doveva allontanarsi in fretta dalla città, così pagò un mercante per farsi trasportare a Bretha sul suo carro, e passò quasi tutto il viaggio dormendo tra i sacchi di patate che l’uomo trasportava. Nel frattempo la sua salute peggiorava sempre più, aveva frequenti conati di vomito e gli occhi cerchiati di rosso spiccavano in un viso sempre più scavato e sempre più pallido. Arrivati a Bretha ruzzolò a terra scendendo dal carro, il mercante lo sostenne fino alla taverna più vicina e lo affidò all’oste, il quale accettò di alloggiarlo non senza avergli alleggerito notevolmente la borsa. Al mattino l’oste andò a svegliarlo, lo chiamò a lungo da fuori la porta, infine si decise ad entrare, quello che vide lo lasciò terrorizzato. Trovò Maztot in un lago di vomito e sudore, inarcato all’indietro in una posizione innaturale, con un orrendo ghigno sul volto, ormai completamente nero. Capì subito che era morto e corse ad avvertire le autorità. All’inizio non ci badò nessuno, ma dopo qualche giorno il mercante che aveva trasportato Maztot a Bretha fu ritrovato sulla strada, morto anche lui, nella medesima posizione del marinaio, i passanti che lo trovarono decisero che non aveva più bisogno dei suoi bei vestiti e quindi lo alleggerirono, indossandoli. Fu poi la volta di un uomo che uscì gridando per le vie di Lusk con indosso un bel cappotto da marinaio. Delirava e dopo pochi passi cadde a terra, il ghigno orrendo stampato sul suo viso procurò incubi a molti quella notte. La formosa Liselle quella sera stava malissimo, non voleva cantare, ma pensò che birra e rum avrebbero potuto rimetterla in sesto. la sua idea si rivelò pessima quando vomitò sulla cena di un avventore. dopo pochi minuti iniziò a delirare e cercava di baciarlo con la bocca ancora sporca di vomito, poi iniziò a gridare che sentiva caldo e si spogliò davanti a tutti, mostrando che le sue carni di solito generose, ma sode, erano ora inflaccidite e pallide. Tossì, vomitò ancora, ed infine stramazzò al suolo e dopo un paio di rantoli convulsi morì orrendamente davanti a tutti. Dopo di lei molti dei suoi “clienti” abituali morirono nelle stesse circostanze. A Bretha intanto il taverniere che aveva ospitato Maztot iniziò ad avere la febbre alta e molti degli avventori avevano sintomi simili, finché non ne morì un altro nella stessa stanza del marinaio. A questo punto le autorità iniziarono a preoccuparsi, ma ormai era troppo tardi. Alla fine della prima settimana dalla morte di Maztot i morti erano una quindicina, ma i malati si contavano a centinaia. In breve attraverso le taverne e i mercati l’epidemia dilagò inarrestabile, i mercanti infettavano i clienti, i quali infettavano a loro volta altri mercanti, i clienti delle taverne si infettavano l’un l’altro e le prostitute naturalmente giocavano una parte non piccola in questo, i servitori che abitavano nei quartieri popolari si recavano a casa dei nobili, infettando anche loro, per non parlare dei soldati che vivevano nelle grandi caserme. Nella seconda settimana i morti si cominciarono a contare a centinaia e rapidamente il panico iniziò a dilagare nella grande città. Edited by vorlindon - 16/3/2009, 14:41If you ever get close to a human Be ready to get confused There's definitely, definitely, definitely no logic To human behaviour... 
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